A un anno di distanza, viene a galla tutta la verità sul caso clostebol che ha portato alla squalifica di Jannik Sinner
È trascorso ormai più di un anno dal giorno in cui il mondo del tennis venne sconvolto dalla notizia della positività al doping di Jannik Sinner. Nelle urine del classe 2001 altoatesino vennero trovate tracce di clostebol – uno steroide anabolizzante proibito dal regolamento – durante un controllo effettuato al torneo di Indian Wells.
Inizialmente assolto da un tribunale indipendente interpellato dall’ITIA, il numero uno del circuito Atp è stato poi costretto a patteggiare con la Wada una squalifica di tre mesi, dopo il ricorso presentato dall’Agenzia Mondiale Anti-doping al Tribunale del TAS.

La verità sulla vicenda Sinner è sotto gli occhi di tutti: Jannik ha sempre agito in modo corretto ed è stato coinvolto inconsapevolmente in questa controversa vicenda. La stessa Wada ha ribadito a più riprese di credere alla buona fede dell’azzurro, ma ha ritenuto di opporsi alla sentenza di assoluzione in quanto – come si legge nella nota ufficiale – il giovane tirolese è responsabile anche delle azioni del suo staff.
A tal riguardo, proprio nelle ultime ore è emersa tutta la verità in merito a cosa successe nel marzo 2024 in California. A raccontarla è stata Umberto Ferrara, all’epoca preparatore atletico di Sinner, accusato nel corso dei mesi passati di essere il principale responsabile, assieme al fisioterapista Giacomo Naldi, della positività al doping del tennista italiano.
Jannik Sinner e il caso clostebol, parla Umberto Ferrara: le rivelazioni
“Era giusto attendere la pronuncia degli organi competenti, che non mette in dubbio il mio operato. Ho subito un grave danno alla mia reputazione personale e professionale. Tutti hanno letto articoli o commenti che riportavano i fatti in maniera non conforme a quanto accertato dal Tribunale Indipendente con la sentenza del 19 agosto”, ha esordito Ferrara ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.
Come noto, Sinner si è contaminato a causa di un trattamento effettuato da Naldi senza guanti, dopo che il fisioterapista aveva utilizzato uno spray contenente il clostebol per curare la ferita ad un dito. A consigliare lo spray in questione a Naldi fu proprio Ferrara.
“Lo utilizzo da anni in quanto prescritto dal medico specialista quale farmaco di supporto per una patologia cronica. Ero perfettamente consapevole del divieto e l’ho sempre custodito con massima cautela, nel mio beauty personale”, ha affermato il 55enne di origini bolognesi.

Al che, i colleghi della Rosea gli hanno chiesto: “Perché lo consegnò a Naldi? E cosa gli disse?”. Ferrara ci ha dunque tenuto a precisare: “Non ho consegnato nulla a Naldi. Gliene ho suggerito l’utilizzo poiché aveva un taglio a un dito che non cicatrizzava e rendeva complicato il suo lavoro. Fui molto chiaro nel comunicare a Naldi la natura del prodotto e la necessità che per nessuna ragione dovesse entrare in contatto con Jannik. Infatti ne ho consentito l’uso solo all’interno del mio bagno personale. Naldi non ha negato di essere stato informato, ma ha detto di non ricordare”.
“Mi ha fatto soffrire la superficialità, sono stato demonizzato”
Tutti sappiamo poi come è andata, ma solo adesso viene a galla che oltre Sinner c’è un’altra vittima innocente in questa storia: “Mi ha fatto soffrire la superficialità, a volte aggravata dalla malafede, con cui molte persone hanno trattato la mia posizione all’interno della vicenda”, ha affermato.
“Mi sono sentito un po’ demonizzato? Sì, molto. Ho dovuto constatare che qualcuno ha scelto di attaccare la mia persona. Riportando fatti e circostanze in modo superficiale, ignorando deliberatamente il contenuto della sentenza del Tribunale Indipendente, che ha ben determinato dinamiche e responsabilità individuali”, ha sottolineato.
Demonizzato mediaticamente, ma non emarginato da un mondo in cui conoscono quanto vale professionalmente e come persona. “Ho sentito la vicinanza dell’ambiente tennis. Allenatori, giocatori, preparatori, manager mi hanno manifestato la loro stima”, ha affermato Ferrara.
E infatti, il noto preparatore atletico è stato recentemente ingaggiato da Berrettini per far parte del suo staff: “Matteo si è documentato e ha preso le decisioni che ha ritenuto migliori”. Tutto è bene ciò che finisce bene, dunque, anche se un po’ in maniera tardiva.